La metodologia progettuale di Bruno Munari

“Ogni libro di ricette è un libro di metodologia”

Fin da quando ero studente mi sono preoccupato di capire quali erano i metodi più efficaci e più semplici per affrontare progetti di design del prodotto. Ritengo che anche oggi, nonostante siano passati molti anni, in campo didattico uno dei migliori esempi di metodologia progettuale sia raccontata nel meraviglioso libro “Da cosa nasce cosa” di Bruno Munari, che con estrema semplicità e leggerezza rende semplice l’attività complessa del designer.

Sono diversi i passaggi del testo che utilizzo per iniziare un corso sulla metodologia ed il primo è: “Progettare è facile quando si sa come si fa.

Tutto diventa facile quando si conosce il modo di procedere per per giungere alla soluzione del problema.”… e poi ancora: “Il metodo progettuale non cambia molto, cambiano le competenze; invece di risolvere il problema da solo nel caso di un grande progetto occorrerà aumentare il numero dei competenti e dei collaboratori e adattare il metodo alla nuova situazione.”

Oggi le cose sono profondamente cambiate, sono diversi gli strumenti e le dinamiche lavorative, sono cambiate le tecnologie produttive ed i prodotti sono sempre più complessi e meno durevoli. Il metodo progettuale proposto da Munari, tuttavia rimane valido in quanto propone una serie di operazioni necessarie, disposte in un ordine logico che hanno l’obiettivo di far acquisire conoscenza prima di iniziare qualsiasi attività creativa.

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Metodo progettuale 

di Bruno Munari

Munari è il designer italiano di norma associato al tema dell’anonimo, soprattutto pie l’dea di un compasso d’oro a ignoti per premiare appunto progetti di autori sconosciuti.! Il promo designer anonimo al quale si era interessato era la Natura. Nel libro Good Design del 1963 descrive tre “prodotti industriali” della Natura; arancio, piselli e rosa. ! Arancia: contenitori modulati a forma di spicchio, disposto attorno a un asse verticale.! Piselli: pillole alimentari di diversi diametri, confezionati in astucci bivalve molto eleganti.! Rosa: sconsiglia la sua commercializzazione a casa di spine e facile deperibilità.!

La proposta del compasso d’oro a ignoti formulata nel 1972 muove da alcuni assunti: una buona progettazione deve tenere conto dell’estetica ma anche della componente economica. Munari 

invita a porre l’attenzione sugli artefatti che sono un equilibrio tra materia, tecniche, funzione, forma, che si pongono fuori dalle mode e durano nel tempo: oggetti di cui non si conosce il nome del designer

Interpretazione da "Cosa nasce cosa" di Bruno Munari

Il metodo progettuale

Quando si scrive, prendendo in considerazione alcuni parametri iniziali, si sta attuando il modello del “trasformare ciò che si sa”. Scrivere in questo modo porta a manipolare le proprie conoscenze fino al punto di trasformarle perché la necessità di comunicare a qualcun altro secondo uno scopo preciso permette di chiarire i concetti anche a se stessi. Dunque condurre in maniera consapevole un processo, partendo da alcuni vincoli di base e seguendo un piano generale di sviluppo, non può che riportarci all’idea  della progettazione.

Dunque per processo progettuale si intende sinteticamente una successione consapevolmente organizzata di atti originati da un fine e destinati a realizzarlo. L’organizzazione consapevole di tali atti è appunto il metodo, cioè un atteggiamento, un modo di porsi, nel processo, tale da farne una attività razionale, scientifica, che riconosca i principi supremi dell’essere e del conoscere. Tra l’altro può essere utile sottolineare come la parola metodo, generalmente intesa come “modo di operare per ottenere uno scopo”, derivi dal greco e significhi “via che conduce oltre”. La parola progettare «ha il significato di “ideare qualcosa e proporre il modo di attuarla” e deriva dal latino projectare, a sua volta derivato da pro “avanti” e da iàcere “gettare”, per cui il suo significato di “gettare avanti”, “anticipare”».

Progettare significa seguire fili di idee e associazioni, procedere in differenti direzioni, pensare e gestire più cose contemporaneamente e proprio questa ramificazione può trovare un ottimo corrispettivo nella struttura dell’ipertesto. In esso ciò che conta è soprattutto la qualità dei percorsi stabiliti tra le informazioni, il filo logico; è questo a guidare il lettore nell’interazione che dunque non necessita di una struttura troppo rigida, né di sapere in ogni istante in che punto si trova. Allo stesso modo anche nel progetto più che la struttura, che comunque è d’aiuto nel lavoro, ad avere valore è proprio la rete di idee ed associazioni che si riesce a creare.

Progettare significa dotarsi di un’impalcatura (peraltro non rigidamente fissata ma aperta a continui aggiustamenti dettati dall’esperienza) sulla quale le idee possano arrampicarsi veloci, svilupparsi e avere il modo di concretizzarsi in realizzazioni pratiche. Possiamo dire che spessissimo nella nostra vita quotidiana progettiamo senza saperlo visto che, ridotto ai minimi termini, progettare significa compiere una serie di scelte.

Ogni giorno ci troviamo di fronte a molti problemi e quella che operiamo costantemente, usando la nostra capacità di imitazione dell’esistente assieme alle esperienze del passato, è una rapida scelta della soluzione migliore tra una serie di ipotesi.

Per spiegarci che cos’è il metodo Bruno Munari, nel libro Da cosa nasce cosa, parte da una considerazione spiazzante ma allo stesso tempo illuminante: «Qualunque libro di cucina è un libro di metodologia progettuale».

L’affermazione, all’apparenza provocatoria, si chiarisce facilmente: i libri di cucina ci forniscono una serie di indicazioni, di passaggi da seguire in un certo ordine, a volte complete di tutti i dettagli per realizzarli. Questo corrisponde esattamente alla sostanza del metodo progettuale che consiste proprio in «una serie di operazioni necessarie, disposte in un ordine logico dettato dall’esperienza. Il suo scopo è quello di giungere al massimo risultato col minimo sforzo».
Il problema posto può sempre venire suddiviso in una serie di sotto problemi, da approfondire singolarmente; in questo modo si riesce ad affrontare ciò che poteva sembrare irrisolvibile. Prima di impiegare la fantasia per dare delle risposte a questi singoli problemi, una fase fondamentale, eppure spesso trascurata, è la raccolta dei dati.
È necessario conoscere cosa è stato realizzato prima di noi, per avvalerci dell’esperienza altrui e non ripetere il già fatto, oltre che per chiarire meglio la questione con cui abbiamo a che fare.

I dati raccolti vanno poi analizzati, per ottenere tutti i suggerimenti possibili e trarre vantaggio dall’esperienza che ci precede. Proprio a questo punto deve intervenire la creatività, sia per proporre soluzioni ai singoli sotto problemi evidenziati, sia per coordinare queste soluzioni in un tutto coerente.

Fantasia, Invenzione, Creatività, Immaginazione

La fantasia viene definita come «Tutto ciò che prima non c’era anche se irrealizzabile». L’invenzione invece è «Tutto ciò che prima non c’era ma esclusivamente pratico e senza problemi estetici». La creatività è definita come «Tutto ciò che prima non c’era ma realizzabile in modo essenziale e globale». L’immaginazione infine è «il mezzo per visualizzare, per rendere visibile ciò chela fantasia, l’invenzione e la creatività, pensano».

Il prodotto della fantasia, come quello della creatività e della invenzione, nasce da relazioni che il pensiero fa con ciò che conosce. Il problema basilare quindi, per lo sviluppo della fantasia, è l’aumento della conoscenza, per permettere un maggior numero di relazioni possibili tra un maggior numero di dati. La ricerca dunque valorizza l’approccio più probabile. Anziché venir scelto perché sembra l’unico, questo approccio viene scelto perché è semplicemente il migliore fra molte altre possibilità.

- la fantasia è la facoltà più libera delle altre. La fantasia può anche non tenere conto della realizzabilità o del funzionamento di ciò che ha pensato. La fantasia è libera di pensare qualunque cosa, anche la più assurda, incredibile, impossibile.

- l’invenzione è finalizzata a creare qualcosa che abbia un uso pratico. Si inventa un nuovo motore, una nuova formula chimica, un nuovo materiale, etc. L’inventore non si preoccupa del lato estetico della sua invenzione. Ciò che importa per l’inventore è che la cosa inventata funzioni veramente e che serva a qualcosa. Inventare vuol dire pensare a qualcosa che prima non c’era. Scoprire vuol dire trovare qualcosa che prima non si conosceva, ma che esisteva.

- la creatività è un uso finalizzato della fantasia e dell’invenzione, in modo globale. La creatività è usata nel campo del design, nella progettazione. La creatività comprende tutti gli aspetti di un problema, non solo l’immagine come la fantasia, non sono la funzione come l’invenzione. La creatività comprende anche l’aspetto psicologico, sociale, economico, etc. si può parlare di design come progettazione di un oggetto, di un simbolo, di un ambiente, di una nuova didattica, di un metodo progettuale che cerca di risolvere bisogni collettivi.

- l’immaginazione è il mezzo per visualizzare, per rendere visibile ciò che la fantasia, l’invenzione e la creatività pensano. I mezzi sostitutivi dell’immaginazione sono il disegno, la pittura, la scultura, la modellistica, il cinema, etc. L’immaginazione può immaginare anche qualcosa che già esiste ma che al momento non è tra noi. L’immaginazione non è necessariamente creativa. Ci sono addirittura certi casi in cui l’immaginazione non riesce a rendere visibile un pensiero fantastico: se si pensa a una motocicletta liquida, questa non appare visibile, qualunque sforzo l’immaginazione faccia per immaginarla.

- la fantasia, l’invenzione e la creatività producono qualcosa che prima non c’era.

Relazione tra ciò che si conosce

- il prodotto della fantasia (o dell’invenzione o della creatività) nasce da relazioni che il pensiero fa con ciò che conosce.

- il pensiero non può fare relazioni tra ciò che non conosce, e nemmeno tra ciò che conosce e ciò che non conosce.

- per esempio, si può stabilire relazioni tra una lastra di vetro e un foglio di gomma. Che cosa può nascere nel pensiero da una simile relazione? Si può pensare ad un vetro elastico o ad una gomma trasparente.

- la fantasia sarà più o meno intensa/vivace se l’individuo avrà più o meno possibilità di fare relazioni. Un individuo di cultura molto limitata non può avere una grande fantasia.

- molta gente crede che i bambini abbiano una grande fantasia perché vede nei loro disegni o sente nei loro discorsi delle cose fuori dalla realtà. In realtà, il bambino fa una operazione molto semplice: proietta tutto quello che sa su tutto quello che non conosce bene. Per il bambino, che non conosce il mondo, qualunque cosa ha le sue stesse qualità: la palla grande è la mamma della palla piccola; se la palla si sporca vuol dire che si è fatta la cacca addosso; etc. questa non è fantasia, ma è la proiezione del proprio mondo noto su ogni cosa.

- la fantasia è quella facoltà umana che permette di pensare a cose nuove non esistenti prima. La fantasia è libera di pensare a cose assolutamente nuove, non esistenti, ma non si preoccupa di controllare se ciò che pensa è veramente nuovo. Non è il suo compito.

- un individuo dotato di fantasia può pensare a qualcosa di nuovo per lui, ma non nuovo in assoluto, e anche può darsi che non gli interessi assolutamente sapere se ciò che ha pensato è nuovo veramente.

- quindi, esistono due tipi di novità: la novità per l’individuo e la novità assoluta (per il mondo)

- la fantasia è libera di pensare a qualunque tipo di novità. Solo nel caso in cui questa novità venga presentata in pubblico, è necessario verificare che questa novità lo sia anche per tutti e non sia solamente una novità personale. Nel caso delle invenzioni esistono i brevetti per cui prima di concedere un brevetto si compie la ricerca di verifica.

- il più elementare atto di fantasia è quello di rovesciare una situazione, pensare al contrario, all’opposto.

- pensare alla ripetizione, senza mutazioni, di qualcosa. Tanti invece di uno. Tutti uguali o con variazioni.

- relazioni tra affinità visive o funzionali: gamba del tavolo = gamba di animale.

- relazioni di cambio o di sostituzione di qualcosa: cambio di colore, di peso, di materia, di luogo, di dimensione, etc

- mettere in relazioni più cose diverse per creare una cosa unica, ad esempio i mostri.

- la relazione tra le relazioni: mettere in relazione diverse relazioni.

Il problema basilare per lo sviluppo della fantasia è l’aumento della conoscenza, per permettere un maggior numero di relazioni possibili tra un maggior numero di dati. Questo non significa sempre che una persona molto colta sia anche una persona con molta fantasia.

- le persone usano la fantasia quando fanno relazioni tra quello che sanno.

- nell’età infantile, l’allargamento della conoscenza e la memorizzazione dei dati vanno fatti attraverso il gioco.

- nei primi anni della sua vita, l’individuo si forma e resterà tale per tutta la sua vita. Dipende dagli educatori se questa persona sarà poi una persona creativa o se sarà un semplice ripetitore di codici. Dipende da questi primissimi anni, dall’esperienza e dalla memorizzazione dei dati, se l’individuo sarà libero o condizionato.

- conoscere la sequenza delle immagini vuol dire capire le mutazioni. La pera non è solo una pera ma è anche un momento di mutazione da seme a seme attraverso l’albero, il fiore e il frutto. Abituare i bambini a considerare la mutazione delle cose vuol dire aiutarli a formarsi una mentalità più elastica e vasta. Seme, albero, fiore, frutto, seme.

- la cultura popolare è un continuo manifestarsi di fantasia, invenzione e creatività. I valori oggettivi di queste attività vengono accumulati in quello che si chiama tradizione. E, di continuo, questi valori vengono verificati da altri atti di fantasia e di creatività, e quindi sostituiti quando si mostrano superati. Così la tradizione è la somma in continua mutazione dei valori oggettivi utili alla gente. La tradizione è la somma dei valori oggettivi della collettività e la collettività deve continuamente rinnovarsi se non vuole deperire

- in natura si possono incontrare molte cose strane: una patata che assomiglia alla zia Carla, un pesce volante, un sasso a forma di cuore, una radice a forma di uomo, etc. la gente dice che questo è la fantasia della natura. Invece si tratta di manifestazioni casuali che possono al massimo stimolare la fantasia, ma non sono fantasia per il fatto che esistono di già.

ASPETTI DELLA FANTASIA

 

Fuoco freddo / Ghiaccio bollente

- la più elementare manifestazione della fantasia nasce dal capovolgimento di una situazione, dall’uso dei contrari, degli opposti, dei complementari.

- Munari costruisce nel 1933 le “macchine inutili”

- Munari costruisce anche i libri illeggibili: libri senza parole, il lettore segue il fatto visivo attraverso i colori, le forme, le materie. I libri illeggibili sono costruiti con pagine di carte diverse, di colori diversi, di pesi diversi, di materiali diversi, con fori che trapassano più pagine.

 

Il drago dalle sette teste

- un altro aspetto elementare della fantasia appare quando si moltiplicano delle parti di un insieme, senza altre alterazioni.

- molte divinità indiane hanno tante braccia, tanti occhi e tante teste.

- questa moltiplicazione degli elementi o delle parti di un insieme non modifica le funzioni note degli elementi moltiplicati: tanti occhi ma sempre per guardare, tante mani ma sempre per toccare, etc.

- spesso nella moltiplicazione degli elementi non c’è nemmeno una variazione delle dimensioni: gli elementi moltiplicati sono tutti uguali tra loro. In altri casi gli elementi moltiplicati subiscono variazioni di dimensione (ad esempio le matrioske)

 

Una scimmia con i parafanghi

- un altro aspetto della fantasia nasce da relazioni per affinità visive, o di altra natura.

- Picasso scoprì che la carrozzeria di una piccola automobile giocattolo, vista di fronte, assomigliava a un muso di scimmia, ed ecco che l’artista si mise a costruire una scultura dove la scimmia ha il giocattolo automobile come muso.

- Arcimboldi costruì tante teste combinando le cose più strane: frutta, pesci, rami, radici, foglie, parti meccaniche, etc. Ogni oggetto perdeva il suo significato per assumerne un altro grazie al modo in cui era stato usato.

- questo particolare caso della fantasia ci induce a considerare come ogni ogni cosa può essere vista anche in altri modi.

 

Un pane blu

- un altro aspetto della fantasia è il cambio del colore.

- Man Ray nel 1960 dipinse un pane di blu.

 

Un martello di sughero

- un altro aspetto della fantasia è il cambio di materia.

- ad esempio: un martello di sughero, un martello di gommapiuma

- quando il cambio di materia è legato alla creatività, produce sempre qualcosa che prima non c’era ma risolve anche dei problemi sotto tutti gli aspetti. Un esempio sono le cornici di gomma per le opere d’arte come disegni, stampe o dipinti, create da Munari. Queste cornici elastiche eliminano diversi inconvenienti: per montarle non servono i chiodi, non fanno entrare la polvere, possono attutire i colpi in caso di trasporto o caduta.

 

Il letto in piazza

- un altro aspetto della fantasia è il cambio di luogo.

- esempio: una persona che dorme nel suo letto in piazza del duomo; una nave in mezzo ad una collina; Milano con il mare

- la stranezza di questo aspetto della fantasia è di trovare una cosa in un luogo dove di solito non ci dovrebbe essere.

Un paralume fatto con carta da musica

- un altro aspetto della fantasia è il cambio di funzione.

- si prende una cosa che serve per una precisa funzione e la si usa per una funzione diversa

- esempi: un bicchiere usato come portafiori, una bottiglia usata come sostegno per un paralume, una damigiana con una lampadina dentro, un modellino di cesso come portacenere, una scarpa da bambino come portamonete, etc

 

Alla Ridolini

- un altro aspetto della fantasia è il cambio di moto

- per definire il movimento accelerato di qualcosa che normalmente si muove più lentamente diciamo che “si muove alla Ridolini”

- esempi: una tartarughe che corre velocissima, una lepre che corre lentamente

 

Il fiammifero pop

- un altro aspetto della fantasia è il cambio di dimensione

- nei film il cambio di dimensione viene spesso usato per ottenere effetti straordinari e impressionanti.

 

L’orribile mostro

- un altro aspetto della fantasia è la fusione di elementi diversi in un unico corpo

- ad esempio possono essere tutti elementi animali ma di diversi animali, per cui messi assieme possono formare dei mostri.

- è possibile mettere insieme parti animali e altri parti di natura diversa (uomo con cassetti che si estraggono dal corpo, le sirene, i centauri, persone con testa di uccello o di toro)

 

Un formidabile sollevatore di pesi

- un altro aspetto della fantasia è il cambio di peso, il cambiare peso ad un oggetto